La Family House
Nel 2013 a Konto, non distante dall’allora rinnovata scuola femminile Abba Pascal, è sorta “blocchetto dopo blocchetto” una Casa diventata Famiglia.
Attiva durante i mesi scolastici, aperta esclusivamente a bambine e ragazze, la Casa Famiglia è per l’appunto una vera e propria casa, costruita con l’intenzione di fondersi il più adeguatamente possibile al contesto abitativo in cui si inserisce.
Similmente l’organizzazione interna è stata formulata cercando di non trascurare la realtà di provenienza e di successivo ritorno delle sue componenti ma volendo proporne l’integrazione con un modo di abitare altro: è volta sì a promuovere un modello di auto-sufficienza e responsabilità collettiva, nucleo famigliare (tutto al femminile però) e comunità villaggio, che tuttavia permetta alle ragazze di vivere di diritto la loro età, ad esempio avendo come occupazione principale lo studio.
Di base, dunque, le ragazze si autogestiscono insieme, le più grandi affiancano le più piccole, dalle pulizie alla preparazione dei pasti, dai compiti scolastici alla raccolta della legna. Tuttavia, a differenza della maggior parte dei loro contesti originali, in Casa Famiglia bambine e ragazze sanno di non essere sole, tanto nelle responsabilità quanto nella crescita vera e propria; ad accompagnarle infatti, ci sono principalmente le tutor locali che -abitando vicine- sono figure di riferimento: provvedono agli accompagnamenti medici, alla spesa, a procurare il materiale necessario allo studio, al confronto e conforto e c’è un guardiano giorno e notte per garantirne l’incolumità.
Inoltre, la Casa Famiglia è il luogo che più di altri è stato ed è interessato da attività trasversali, frutto di quello che negli anni diversi volontari hanno contribuito a portare come bagaglio proprio pronto all’incontro e di quello che noi crediamo essere fondamentale nell’ottica pedagogico-educativa di creare l’opportunità di conoscere altro dal solito, di espandere il loro campo esperienziale. Dunque, nel tempo si sono susseguiti laboratori di cucito e uncinetto, cucina, cineforum, corsi di recupero e di potenziamento dell’inglese, attività creative, gite e festicciole…
Perché “solo” al femminile?
Avendo ben presente la situazione vissuta dalle donne in Etiopia a causa del loro genere e tenendo a mente l’impegno nell’istruzione, la Casa Famiglia incontra il bisogno di quante di loro necessitano di un contesto fisico differente per seminare e coltivare la pianta dell’istruzione, che altrimenti morirebbe.
In parole più concrete per certe bambine e ragazze avere una retta scolastica pagata servirebbe a ben poco se per raggiungere la scuola devono attraversare a piedi il paese, se una volta rientrate a casa non ci sono né tempo né luce per fare i compiti, se per la sopravvivenza della famiglia devono affaccendarsi ad aiutare i genitori, se questi stessi non supportano la loro educazione e minacciano di impegnarle diversamente.
Alla luce di ciò, la “Casa Famiglia” costituisce un tassello fondamentale nella più ampia visione del sostegno all’istruzione che legge in questa le fondamenta per uno sviluppo di tipo sostenibile e non assistenziale.
La sua realizzazione fa eco a un sentire radicato nel concetto di Autonomia come costruzione del soggetto politico donna e nel riconoscimento e nella valorizzazione di un posizionamento di genere che confuti strutturalmente il paradigma del male-sviluppo.
Insomma, la Casa Famiglia ha rappresentato per un numero consistente di bambine e ragazze la cui realtà di vita appare ancor più vulnerabile di altre, un luogo dove poter costruire e abitare la propria autonomia. Un luogo dove pensarsi nel migliore dei tempi da declinare, il futuro.