Borse di Studio e Sostegno alle Famiglie

Borse di Studio

Se la Family House rappresenta in un certo senso il cuore pulsante dei progetti, il programma di borse di studio è la linfa che di fatto scorre in tutto il quartiere e oltre, si dirama per chilometri e si propaga -auspicabilmente- nel futuro.

Si tratta infatti di un sostegno che risponde al mandato e all’imperativo di sostenere un’istruzione di qualità indirizzato in particolare alle bambine, alle ragazze e alle donne di vari quartieri di Soddo e villaggi vicini, come Dubbo e recentemente Bukkama. Il programma prevede la copertura della retta scolastica presso scuole di qualità, la divisa, la cancelleria, i libri e talvolta anche un pasto giornaliero, cercando – qualora possibile – di accompagnare quante ne beneficiano da quando le incontriamo fino al completamento dell’iter formativo (laurea o diploma professionale). 

Quello che crediamo contraddistingua il programma è l’impegno educativo e personale a restare il più umanamente possibile in contatto con chi ne fa parte, cercando di individualizzare l’offerta conoscendo personalmente le ragazze, interessarsi alle ragioni dei loro successi, premiandole, e dei loro insuccessi, non abbandonandole. 

Sostegno alle famiglie

I nuclei familiari di per sé non sono al centro dei progetti ma la presenza di un sostegno a loro dedicato rappresenta quello che intendiamo con “adottare uno sguardo d’insieme”. Non è, infatti, possibile applicare in modo acritico un sostegno alla scolarizzazione, non è possibile tenere gli occhi stretti su un singolo elemento senza considerarne il contesto. 

Ecco che allora un insuccesso educativo potrebbe essere riconducibile a carenze socio economiche dell’ambiente familiare di provenienza e dunque, qualora possibile, si interviene proprio lì. 

Partiamo con una conoscenza della famiglia, cerchiamo di farci raccontare la loro storia e vedere dove abitano e cogliere i bisogni possibilmente soddisfabili.

L’attenzione principale è rivolta alle famiglie monoparentali, generalmente con solo la mamma poiché rappresentano le realtà familiari concretamente più soggette a rischio di povertà e i cui figli presto vengono sottratti all’istruzione a favore di un impegno lavorativo che possa contribuire al sostentamento generale.

Di seguito alcune delle storie di vita incrociate lungo il percorso:

·     La storia di Serkalem: A Soddo, una giovane di 11 anni, Serkalem, rimasta senza padre e con la madre malata, fu mandata a servizio a 130 km di distanza. Rimase incinta dal padrone e fu cacciata via. Tornò a casa incinta, in una catapecchia dove pioveva e dove il cibo dipendeva dalla carità dei vicini. Inizialmente abbiamo fornito cibo e cure mediche e, una volta svezzato il suo bambino, abbiamo iscritto Serkalem a scuola e il bimbo alla scuola dell’infanzia. Dopo quattro anni, grazie ai fondi di una benefattrice sconosciuta, abbiamo acquistato per loro una vera abitazione in periferia. Oggi, Serkalem ha finito la scuola media e ha trovato un lavoro, raggiungendo finalmente l’autosufficienza. La gioia della nonna nella nuova casa è la prova più commovente del miracolo della solidarietà.

·     Il coraggio di Ayelech: Nel 2016, abbiamo incontrato Ayelech, una vedova quarantenne con quattro figlie, che viveva in una precaria stanza circolare, senza acqua, cucina, elettricità o servizi igienici. Aveva persino tappato i buchi nel muro con la plastica per tenere lontani i topi. Nonostante le difficoltà e una grave malattia, ha continuato a lottare per le sue figlie. Abbiamo deciso di “creare un ambiente idoneo per crescere le due piccole”, costruendo una casetta secondo costume locale in paglia e fango, con tetto in lamiera, dotata di cucina e latrina. Ci assicuriamo che le due bambine più giovani frequentino la scuola e abbiano un pasto quotidiano.

·     L’esempio di Fikerte: Nel 2012, Fikerte una nota figura di Soddo, con cinque figli adottati quando il marito italiano era in vita, visitando la zona di Hembecho da cui proveniva un adottato ribelle nella piena adolescenza, incontrò una giovane donna, vedova con tre figli piccoli e una casa fatiscente mossa dalla pietà ci chiese una mano per aiutare i bambini e riparare la casa. Il marito morto prematuramente apparteneva ad un clan evitato da tutti, una specie di fuori casta. Quando pioveva, doveva cercare riparo altrove. Abbiamo contattato un carpentiere per sistemare i muri e il tetto, fornendo arredi, vestiti e un conto in banca da cui poteva trarre ogni mese una certa cifra per due anni, per garantirle la sopravvivenza e la frequenza scolastica dei figli maggiori. Campavano con tre risorse economiche: qualche patata dai vicini, il figlio di 6 anni ricavava compensi in natura per arrampicarsi sugli alberi da frutta, quello di 4 anni per aiutare vecchiette a portare a casa la spesa.